CF05-07- ORATORIO DI SAN FRANCESCO DEI VANCHETONI

07 - Oratorio di San Francesco dei Vanchetoni
Via Palazzuolo, 17
Questo oratorio della Dottrina Cristiana che a Firenze ebbe la sua prima sede nell'Ospizio di San Sebastiano dei Bini in Via Romana, fu fondato nel 1602, con il patrocinio del cardinale Alessandro de' Medici arcivescovo di Firenze, dal tessitore Ippolito Galantini che vi associo' giovani artigiani.
La gente che osservava l'atteggiamento pio e dimesso di questi confratelli diceva di loro:"van chetoni" o "bacchettoni" e tale appellativo e' poi divenuto il nome stesso dell'oratorio.
Inizialmente detto di San Francesco in Palazzuolo. L'oratorio fu edificato da Giovanni e Matteo Nigetti dal 1602 al 1620 con il contributo di Maria Maddalena d'Austria granduchessa di Toscana e di altri donatori in una porzione dell'orto dei Padri d'Ognissanti.
Sull'architrave del portale esterno e' un busto in terracotta del secolo XVIII raffigurante il Beato Galantini.
L'interno a pianta rettangolare, preceduto da un atrio quadrato, ha un soffitto decorato da 13 scomparti illusivi: "a riporto", importante rassegna
pittorica del '600 fiorentino: l'ovato centrale con l'arme medicea di Pietro Liberi (1639); San Francesco d'Assisi in gloria e la Morte del Beato
Galantini tradizionalmente attributi a Giovanni da San Giovanni (1635 c.) ma per i quali oggi si propone il nome di Giovanni Martinelli e Domenico
Pugliani; i Santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Filippo Neri attribuiti alternativamente al Volterrano, a Lorenzo Lippi e a Cecco Bravo
al quale appartengono anche i Santi Antonino e Carlo Borromeo.
Appartengono forse al Martinelli gli scomparti con il Galantini Fanciullo che predica, l 'Assunzione e i tre piu' piccoli con gli Angeli, Sant'Ignazio
di Loyola e San Domenico, San Giuseppe San Bernardino (quest'ultimo eseguito con il probabile intervento di aiuti).
Lo scomparto con le Sante vergini e martiri e stato assegnato a Lorenzo Lippi.'
Ancora cospicua la presenza di arredi e suppellettili superstiti della originaria dotazione e in gran parte utilizzati nella tradizionale cerimonia che si
svolgeva ogni anno nelI'ultima domenica di carnevale.
In tale occasione, nella chiesa trasformata in sala da pranzo, i confratelli, seguendo un particolare cerimoniale al quale assistevano anche autorita civili e religiose, erano soliti, fino in tempi recenti, distribuire una lauta cena a cento poveri di eta' superiore ai cinquant'anni, vestiti per l'occasione di una cappa nera con una facciola bianca intorno al collo.
Dalla chiesa si accede alla Cappella del Beato dove se ne conservano i resti mortali e alcuni quadri ed ex voto relativi ai suoi miracoli e un grande
Crocifisso cinquecentesco. Attigue alla cappella sono due sagrestie e la sala destinata tutt'ora all'insegnamento della dottrina cristiana.
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