CF04-02-VILLA ARRIVABENE

02-Villa Arrivabene
Piazza Alberti, 1 a
E' difficile oggi rendersi conto della grandiosita' di un complesso architettonico come quello della villa "il giardino" - piu nota come villa Arrivabene, dal nome dei suoi penultimi proprietari - e se la villa, dopo l'acquisto da parte del Comune di Firenze e i successivi restauri, ha recuperato, almeno in parte, un aspetto decoroso, non rimane nemmeno un albero del famosissimo giardino a causa dei terrapieni ferroviari, degli argini dell'Affrico e del caotico sviluppo edilizio degli anni '50.
I restauri hanno messo in luce, nella parte nord-orientale della villa, cospicui avanzi di una torre medioevale in laterizio - conservata fino ad un'altezza di circa metri 9,50, con finestre originali ancora in buono stato -; resti di murature dello stesso tipo, rinvenuti in varie zone della villa, lasciano supporre l'esistenza di un sistema di costruzioni a carattere difensivo.
Nei secoli XI e XII la presenza di una fortificazione in localita Ponte all'Affrico, lungo la via Aretina, era giustificata dall'essere il fiume confine fra il territorio di Firenze e quello di Fiesole. Ma nel secolo XIII, divenuta Fiesole non piu temibile, il complesso edilizio, decaduto come avamposto militare, fu coinvolto nel fenomeno di ricolonizzazione del territorio intorno alla citta ed assunse la configurazione della dimora campagnola signorile; nel 1427 sappiamo che apparteneva alla nota famiglia Gianfigliazzi.
Nel 1503 divenne proprieta di Giovanvittorio di Tommaso Soderini. Durante l'assedio, nel 1529-30, subi' la sorte degli edifici in prossimita' delle mura che vennero demoliti o resi
inutilizzabili al nemico. L'omonimo nipote del Soderini dette un nuovo aspetto alla villa e al giardino che utilizzo' per le sperimentazioni dei suoi studi botanici; da allora la localita' fu detta "Orto dei Soderini" o piu' semplicemente "il Giardino", toponimo che si e' mantenuto fino all'Ottocento.
Quando vecchio ed esule a Volterra, nel 1588, dopo la confisca della villa e degli altri suoi beni, descrive nei trattati botanici "gli edifici di villa", Soderini doveva pensare a quanto lui stesso aveva realizzato al Ponte all'Affrico: il giardino diviso da viottoli in quadrati con i vasi di terracotta per gli agrumi, il selvatico, il pomario, le fontane, i sistemi di canalizzazione e la grande macchina per il sollevamento dell'acqua dall'Affrico.
Nel 1615 la "villa da signore", come e' definita nel rogito, fu acquistata da Bartolomeo di Francesco Bourbon del Monte appartenente ad una famiglia d'uomini d'arme, legata alla Spagna. Di questi anni e' la ristrutturazione della villa ad opera di Camillo, figlio di Bartolomeo, uomo d'armi, appassionato di architettura, che era stato allievo di Giulio Parigi.
Un lungo viale conduceva al prato semicircolare antistante la facciata nord della villa, a sud, lungo la via Aretina e si stendeva il celebre giardino che aveva sostituito l'orto sperimentale del Soderini.
I Bourbon del Monte furono i committenti dei fregi con vedute di citta, figure allegoriche, trofei di guerra, emblemi e grottesche che decorano alcune sale del piano nobile della villa. Questi dipinti, attribuiti a Remigio Cantagallina, a Michelangelo Cinganelli e Ulisse Ciocchi, esaltano le gesta guerresche dei figli di Bartolomeo che avevano combattuto nelle Fiandre e in Ungheria, rappresentando una rara documentazione dell'architettura militare del Cinque-cento.
"II giardino" venne progressivamente abbandonato dalla famiglia Bourbon dopo l'acquisto di un palazzo in citta - in via dei Fossi - e poi venduto a Emilio Forini nel 1864. Ricco commerciante, proprietario di farmacie, il Forini e poi suo genero, Silvio Arrivabene, cercarono di restaurare la villa, ma proprio in quegli anni ebbero inizio gli espropri per la costruzione della ferrovia aretina e per il raddrizzamento del corso dell'Affrico, con il conseguente rialzamento degli argini, che deturparono l'originario assetto del giardino. La relazione di esproprio del 1867 la descrive ancora come "una bella villa che sorge in mezzo a due giardini"; a quel tempo, il giardino rinascimentale era stato sostituito da romantici boschetti fra viali tortuosi.
Dopo il 1890, sui terreni di proprieta Arrivabene, venne costruita la stazione del Campo di Marte; la zona, divenuta uno dei quartieri piu ambiti, si popolo' di villini. Nel nostro secolo poi la villa ha seguito la triste sorte di tanti edifici a carattere rurale coinvolti in uno sconsiderato sviluppo urbano.
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