CF03-02-ALBERGO POPOLARE

02- Albergo Popolare Via della Chiesa 68

     Con la seconda soppressione del convento di Santa Maria di Monte Carmelo, meglio noto col nome di Santa Maria del Carmine, avvenuta nel 1866, parte degli edifici e degli orti che dalla piazza del Carmine si estendevano fino a via della Chiesa vennero destinati a usi diversi, quali abitazioni, e uftici.
     Dal 1915 vi ha sede l'Albergo Popolare. Negli anni 1929-1930 a spese del Comune di Firenze, al tempo in cui era sindaco della citta il conte Giuseppe della Gherardesca, venne realizzata su un'area del convento precedentemente occupata da orti la costruzione del nuovo tabbricato, il cui prospetto si affaccia su via della Chiesa.
     Gia' l'anno precedente era stato realizzato su questo terreno un padiglione destinato ad accogliere donne e bambini bisognosi. ll fabbricato, attualmente composto di tre piani e di un sottosuolo, dispone di circa centocinquanta ambienti adibiti ad usi diversi in relazione alla funzione della struttura.
     Dal n. 68 di via della Chiesa, attraverso un grande portone a bugnato architravato si accede a un lungo corridoio che mette in comunicazione l'antica struttura dell'ex convento del Carmine con la nuova e conduce nell'elegante chiostro quattrocentesco edificato per volere di Frate Giovanni di Giovanni verso la meta del XV secolo.
     Questo chiostro, secondo in ordine di tempo tra quelli realizzati nel convento del Carmine, si compone di una serie di colonne in pietra serena con capitelli ionici di tipo michelozziano. Il loggiato superiore presenta una tamponatura eseguita nell'Ottocento che delimita la parte ancora di proprieta dei monaci, ed anche il lato piu' corto della parte inferiore e' stato chiuso in epoca imprecisata per ricavarci una cappella, probabilmente anche per proteggere l'affresco di Bernardino Poccetti raftigurante il Sacrificio di Elia e gli adoratori di Baal siglato e datato 1600.
     Questo dipinto fino ad oggi poco noto ha pero' risvegliato nei tempi passati la fantasia degli autori di antiche Guide di Firenze, i quali si sono sbizzarriti nell'identificare tra i personaggi un improbabile autoritratto dell'autore (nella figura del giovane sotto l'anfora di destra), il figlio (che Poccetti non ebbe), la moglie e la suocera.
     Rispetto alle opere eseguite negli stessi anni dall'artista, in questo alfresco manca, forse a causa di numerosi danni riportati nel corso dei secoli, la vivacita narrrativa che caratterizza le sue pitture. Manca la sua abituale qualita descrittiva che si ritrova solamente nel piccolo fanciullo che guarda verso di noi all'estrema sinistra, l'unico ad essere studiato dal vero come testimonia il disegno recentemente scoperto da Silvia Meloni oggi conser￿vato al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.
     Sulla parete dietro l'altare e' stato collocato un dipinto su tela alla meta del Cinquecento che raffigura Cristo crocifisso con ai piedi la Maddalena e ai lati San Giovanni Battista e San Jacopo.
     Dal chiostro sul quale si affacciano sette portali timpanati in pietra serena della prima meta del Cinquecento si accede ad alcune sale usate attualmente come laboratori di restauro ma che a partire' dal 1915 vennero utilizzate come dormitori.
     Attraverso una scala con volta a botte si sale al piano superiore dove sono visibili tre grandi saloni, che sono in attesa di un radicale restauro, usati come dormitori gia prima del 1930 quando fu realizzato il nuovo editicio prospiciente via della Chiesa.
     Da segnalare il primo salone detto del "Rostagno" che presenta un elegante soffitto a cassettoni di particolare bellezza, anche se molto degradato, eseguito da maestranze fiorentine verso la meta del Seicento.
     Nel secondo ambiente sono visibili sotto lo scialbo, parzialmente rimosso, tracce di aftreschi eseguiti tra la meta del Quattrocento (Santo carmelitano) e gli inizi del Cinquecento (San Michele Arcangelo).
     Il terzo salone ha un soffitto a capriate di grande suggestione riferibile al secolo XV.