CF02-11-CHIESA DI SAN SALVATORE AL VESCOVO

11 - Chiesa di san Salvatore al Vescovo
Piazza sell'Olio
La chiesa di San Salvatore al Vescovo e' ricordata per la prima volta in un documento del 5 maggio 1032 e successivamente nel 1129.
Il Vasari attribuisce la sua costruzione a Jacopo Tedesco, presunto padre di Arnolfo, ma la sua origine e piu' antica come testimoniano le raffinate tarsie marmoree di epoca romanica della parte inferiore della facciata. Allontanando definitivamente l'ipotesi che San Salvatore sia stata la prima cattedrale di Firenze e dando per scontato che la piccola chiesetta sia da includere tra le trentasei parrocchie piu' antiche della citta, non c'e' motivo di anticipare la data della sua fondazione prima del X o XI secolo.
Utilizzata fin dall'epoca piu' antica come aula per tenervi processi
di giurisdizione ecclesiastica, e cio' e' facilmente spiegabile per la sua contiguita' col palazzo vescovile, questa chiesa rimase inalterata nelle sue linee architettoniche romaniche fino all'ottavo decennio del Cinquecento.
A questo periodo vanno riferiti il timpano e l'ampia finestra classicheggiante sulla facciata e le strutture interne.
Non e' da escludere che a questi
interventi vi provvedesse l'architetto Giovanni Antonio Dosio che dal 1582 era stato incaricato dall'arcivescovo Alessandro de' Medici dei lavori
di trasformazione dell'attiguo palazzo arcivescovile.
Attualmente l'interno presenta una decorazione settecentesca voluta dall'arcivescovo Giuseppe Maria Martelli, che nel 1737 affido' la ristrutturazione della chiesetta all'architetto Bernardino Ciurini che muto' radicalmente l'aspetto dell'interno con la costruzione di una volta a botte in sostituzione del tradizionale soffitto a capriate e di una cupolina poggiante su quattro pilastri.
Ma cio' che caratterizza questa chiesa come uno degli esempi piu' significativi della decorazione pittorica del Settecento fiorentino sono i delicati affreschi che ricoprono tutta l'intera superficie interna, il cui programma decorativo venne forse concepito dallo stesso arcivescovo Giuseppe Martelli, che ne affido l'esecuzione a Giovan Domenico Ferretti (1692-1768) e al suo quadraturista Pietro Anderlini (1687-1755).
Quest'ultirno dipinse una raffinata architettura con lesene architravate di marmo mischio e una loggia superiore su mensoloni con balaustra e colonne.
Al Ferretti spetta invece il resto della decorazione comprendente i dodici apostoli tra le lesene in monocromo per figurare il marmo, l'affresco dell'abside con la Nativita' e la cupolina con l'Eterno benedicente in gloria.
Nel mezzo della parete sinistra Mauro Soderini (attivo nel secolo XVIII) dipinse la Deposizione mentre in quella di destra Vincenzo Meucci (1699-1766) raffiguro' la Resurrezione e al centro della volta l'Ascensione.
A contrasto con questa decorazione rocaille e invece l'elegante facciata esterna di stile romanico a tre arcate decorata a marmi policromi (marmo bianco di Carrara e serpentino Verde di Prato), la cui decorazione, troppo minuta in confronto agli esempi precedenti quali San Miniato al Monte e Battistero, perde l'originario e severo valore architettonico di pura astrazione geometrica introducendo note di grande vivacita' pittorica, come era avvenuto in altre costruzioni dei primissimi anni del Duecento, nella scarsella del Battistero e nella facciata della Badia Fiesolana.
|