CF07- 14 - CAPPELLA SERRAGLI O DEL SACRAMENTO - CHIESA DI SAN MARCO

14 - Cappella Serragli o del Sacramento Chiesa di San Marco - Piazza San Marco
Nel 1594 quando Francesco Franceschi lascio in eredita all'amico e collega Giuliano Serragli la cappella del Sacramento i lavori di costruzione, dei quali non conosciamo l'inizio, dovevano essere gia avanzati.
In relazione alla decorazione pittorica e ad alcuni documenti si puo ritenere che la cappella sia stata iniziata dalla parte occidentale dove inizialmente fu posto l'altare principale, accedendo ad essa dalla cappella Salviati.
L'ingrandimento della cappella attuato con la disponibilita' della zona prospiciente il presbiterio dove prima era posto l'armadio delle reliquie, e la riunione dei due ambienti, avvenne verso il 1603 probabile data del portale e dell'atto notarile con cui Giuliano Serragli defini la sua proprieta. Anche in un disegno della pianta della chiesa attribuito a Giorgio Vasari si vede che la cappella Serragli e' divisa in due cappelle distinte.
La cappella, destinata all'adorazione del Santissimo Sacramento venne aperta al pubblico nel 1613 ma fu ultimata soltanto nel 1617.
L'accesso alla cappella e' incorniciato da due colonne con capitello e da un'architrave timpanata con al centro il calice con l'ostia, in relazione alla sua denominazione (del Sacramento), circondato da una raggera e da tre cherubini.
Sopra l'architrave vi sono due stemmi della famiglia Franceschi, la prima titolare della cappella, che per atto notarile ottenne di conservarli.
In relazione al succedersi degli interventi costruttivi, appartenenti ad epoche diverse, si puo ritenere che anche la progettazione si riferisca a due diverse fasi e quindi, pobabilmente ad opera di Santi di Tito per la parte dell'altare e del Cigoli per quella del portale d'ingresso.
ll tema iconografico della cappella e' interamente connesso all'esaltazione del mistero eucaristico.
La volta e' distinta in tre zone. La prima sopra l'altar maggiore, reca al centro uno stucco con la Colomba dello Spirito Santo attorno alla quale Santi Tito (1594 c.)
dipinse quattro figure femminili che rapprsentano i Doni dell'Eucarestia.
I1 centro della volta segna il momento di passaggio e reca a sinistra la figura della Fede di Santi di Tito e al centro e a destra rispettivamente Cristo in gloria e la Speranza, affreschi del Poccetti (1603 c.).
La terza parte della volta reca un Alveare in stucco dorato al centro diquattro figure femminili raffiguranti i Frutti della dolcezza della comunione, tutti affreschi del Poccetti al quale si deve anche la decorazione delle pareti con figure di santi e sante devoti al Sacramento con l'episodio relativo dipinto a chiaro scuro nella nicchia sottostane.
La tavola dell'altar maggiore con la Comunione degli apostoli disegnata da Santi di Tito ma terminata dal figlio Tiberio, per l'avvenuta morte del padre,appartiene allo stesso periodo (1603).
Le quattro tele alle pareti: la storia della manna del Passignano (1625), La Cena in Emmaus e il Miracolo dei pani e dei pesci del Curra
di e il Sacrificio di Isacco dell'Empoli sono posteriori al 1617 indicato dai documenti a conclusione della cappella.
La tela scomparsa di Giovanni Bilivert ricordata come un Miracolo di San Paolo e la decorazione plastica della cappella.
La tela scomparsa di Giovanni Bilivert ricordata come un Miracolo di San Paolo e la decorazione plastica della cappella appartiengono ad un terzo periodo.
Le prime opere commissionate nel 1643 da Giuliano Serragli nuovo titolare della cappella furono i due evangelisti Matteo e Marco, eseguiti in marmo per le due nicchie ai lati dell'altare da Lodovico Salvetti, ma in seguito spostati per far posto a quelle del San Luca e del San Giovanni di Domenico Pieratti.
ll Monumento funebre di Stanislao Poniatowski commissionato a Lorenzo Bartolini e, per la morte di lui, a Ignazio Villa fu inserito nell'altare cinquecentesco al posto della tavola del Bilivert nel 1857 con il consenso dei Padri Filippini di San Firenze, che erano di diritto i patroni della cappella che avevano ereditata per testamento da Giuliano Serragli dopo la sua morte.
Il Monumento presenta spiccati caratteri di gusto neogotico secondo una moda gia in voga in Inghilterra, sia in campo letterario che decorativo.
Nella parte infriore si celebra la figura del defunto e il suo impegno civile e umanitario che culmino nella liberazione dei figli della gleba a lui soggetti. Il principe Stanislao Poniatowski (1754-1833) nipote di un sovrano ed esule dalla patria Polonia, venne a stabilirsi come molti altri stranieri nella ospitale Firenze e acquisto' dal marchese Gino Capponi il palazzo di via Larga. Ben presto i Poniatovvski si distinsero per il loro fasto quasi regale e per il loro vivo interesse nel campo dell'arte, della cultura e della
musica.


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